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Intervista a Vincenzo Sparagna, Presidente di Frigolandia e direttore di Frigidaire e Il Nuovo Male, realizzata da Laura Fava, studentessa di Critical Writing in Art and Design del Royal College Art of London, per una tesi sulle riviste satiriche italiane

Vincenzo Sparagna, direttore di FRIGIDAIRE e IL NUOVO MALE e Presidente della Repubblica di Frigolandia, nel Museo dell'Arte Maivista a Frigolandia in Umbria
FRIGOLANDIA: VINCENZO SPARAGNA nel MUSEO dell'ARTE MAIVISTA di FRIGIDAIRE

Intervista a Vincenzo Sparagna, Presidente di Frigolandia e
direttore di Frigidaire e Il Nuovo Male, realizzata da Laura Fava,
studentessa di
Critical Writing in Art and Design del Royal
College Art of London, per una tesi sulle riviste satiriche italiane

La Repubblica di Frigolandia ha tanti nomi. È un luogo e più luoghi: tutti in qualche modo falsi e al contempo estremamente veri. È la Repubblica della Fantasia, l'Accademia delle invenzioni, un ashram socratico, la città immaginaria dell'Arte Maivista, un parco della pace e della poesia, un monastero Eurotibetano, la prima Repubblica Marinara di Montagna. Ha subito altre trasformazioni di recente? Può aggiungere qualche definizione?
Tutte queste auto definizioni servono a raccontare le mille facce del nostro progetto. In quanto ad altre definizioni, visto che lei sembra insaziabile…, aggiungerò che siamo pure… un bar nel deserto, una banca delle idee perdute o sconosciute, un'avanguardia troppo veloce per il suo esercito, un allegro manicomio, una cassaforte piena di gioielli di cui bisogna scoprire la combinazione...

Le uniche caratteristiche afferrabili sembrano essere la molteplicità, la metamorfosi, la sperimentazione in diversi campi. Si può dire che se Frigidaire fosse una città sarebbe Frigolandia? Era questa l'idea? Tradurre una rivista in un luogo fisico e in qualche modo dargli vita?
La rivista Frigidaire è sempre stata sia città che campagna, sia terra che mare, sia paradiso che inferno, impossibile dunque chiuderla in uno spazio. Ma proprio per questo Frigolandia, letteralmente "la terra di Frigidaire", è una realtà multipla, ambigua e allusiva, un movimento immobile, una fuga immaginaria oltre tutte le frontiere.

Com'è il mondo visto da Frigolandia?
Meraviglioso e terribile, gonfio di amore e di tragedia, come se da una fragile nave guardassimo l'oceano tempestoso che sbatte senza tregua sulle sue fiancate.

Com'è Frigolandia vista dal mondo?
Uno specchio opaco che forse non è neppure uno specchio, ma un trompe l'oeil.

Frigolandia: un gruppo di amici e cittadini frigolandesi sul TEATRO NATURALE DI OKLAHOMA, durante la Festa della Liberazione dei Frigoriferi Intelligenti ogni anno il 25 aprile
FRIGOLANDIA: un gruppo di amici e cittadini frigolandesi sul TEATRO NATURALE DI OKLAHOMA

A me, che per ora la osservo solo da lontano, sembra di poterla racchiudere in una palla di vetro, di quelle da agitare per muovere la neve finta. Ma forse più che un souvenir è una sfera di cristallo per predire il futuro. D'altronde la satira ha per definizione un rapporto molto particolare con il tempo, soprattutto con il futuro. Come affermato da lei in altre interviste, la satira è uno 'sguardo sul presente dal futuro'. Vi siete mai sentiti come degli oracoli?
La poesia e l'arte sono sempre vaticini involontari, segnali luminosi nella nebbia del tempo. La satira è una profezia in forma di scherzo, o, se preferisce, uno scherzo in forma di profezia.

Mi viene in mente il numero de Il Male del 1994, uscito 12 anni dopo l'ultimo Male e dedicato interamente a Berlusconi. In questo numero vi rivolgete ai lettori dal futuro, in particolare dal 2006. Mi può citare altri esempi, altri numeri o aneddoti in cui in qualche modo, volontariamente o meno, siete riusciti ad anticipare quello che poi è successo?
Gli esempi sono tantissimi, bisognerebbe fare una ricerca e ci vorrebbero molte pagine per raccoglierli tutti. Ne citerò un paio. Nella falsa Pravda del 1980 si trova la perfetta descrizione del futuro scioglimento dell'Urss. Lo stesso titolo “La Russia ha vinto i dèmoni. Né unione, né socialiste, né sovietiche, solo repubbliche” anticipa la dissoluzione che sarebbe avvenuta solo undici anni dopo.  Nel primo numero de Il Lunedì della Repubblica (febbraio 1990) si narrava che Andreotti (all'epoca primo ministro) era in fuga perché accusato di complicità con la Mafia, del delitto Pecorelli ecc. e dalla clandestinità chiedeva un processo regolare (che sarebbe arrivato, insieme alle suddette tremende accuse, solo cinque anni dopo). Nelle stesse pagine l'allora intoccabile e potentissimo Craxi era per noi già in esilio ad Hammamet (dove poi sarebbe davvero fuggito restandovi fino alla morte).

E adesso? Com'è il futuro visto da Frigolandia?
Sarò sincero, lo vedo buio. Vedo sommarsi la catastrofe ecologica che sta sconvolgendo il pianeta alla catastrofe ideologica del nuovo nazismo islamico fondamentalista e wahabita, rispetto al quale le risposte sono ancora ambigue e insufficienti. Il tutto in un mondo globalizzato dove la concorrenza tra potenze e popoli sembra favorire più la guerra che la pace. Ma, nonostante ciò, come diceva Elias Canetti, conviene sempre scommettere su un futuro positivo. Che gioia potremmo ricavare da una profezia negativa se si avverasse? È preferibile credere che le cose cambieranno in meglio. Anche perché la nostra fede in un avvenire migliore è una delle forze più potenti per spingere il mondo in quella direzione.

Lo sguardo distaccato della satira, questa distanza temporale, si riflette nella capacità di inventare una realtà alternativa, a volte assurda, completamente rovesciata, come se ne fosse la versione corretta, altre volte plausibile ma in anticipo sulla Storia. Non è questo ciò che facevate (e tuttora portate avanti) con i falsi del Male?
Sì, in sintesi è proprio questo. Rovesciare il mondo idealmente per contribuire a cambiarlo praticamente, prima nella coscienza e poi nella concreta realtà.

 

L'edizione italiana della falsa Trybuna Ludu ideata da Vincenzo Sparagna e diffusa clandestinamente in Polonia, pubblicata su IL MALE n.21, giugno 1979
La falsa Trybuna Ludu (edizione italiana)
IL MALE n.21 - giugno 1979
Ideata da Vincenzo Sparagna
e diffusa clandestinamente in Polonia

L'edizione italiana della falsa Pravda ideata da Vincenzo Sparagna e diffusa clandestinamente in Unione Sovietica, pubblicata su IL MALE n.29, luglio 1980
La falsa Pravda (edizione italiana)
IL MALE n.29 - luglio 1980
Ideata da Vincenzo Sparagna e diffusa
clandestinamente in Unione Sovietica
L'edizione italiana della falsa Stella Rossa, realizzata da Vincenzo Sparagna e Savik Shuster e diffusa clandestinamente in Afghanistan, in Urss e nell'Est europeo. Pubblicata su FRIGIDAIRE n.37, dicembre 1983
La falsa Stella Rossa (edizione italiana)
FRIGIDAIRE n.37 - dicembre 1983
Realizzata da Vincenzo Sparagna e
Savik Shuster e diffusa clandestinamente
in Afghanistan, in Urss e nell'Est europeo
Il Lunedì della Repubblica n.2 - marzo 1990, epoca in cui la Repubblica non usciva ancora di lunedì. Ideazione e produzione FRIGIDAIRE - Direttore Vincenzo Sparagna
Il Lunedì della Repubblica n.2 - marzo 1990
Epoca in cui la Repubblica
non usciva ancora di lunedì.
Ideazione e produzione FRIGIDAIRE
Direttore Vincenzo Sparagna

 

Gli storici falsi del Male, soprattutto quelli distribuiti all'estero, intendevano in qualche modo intervenire sulla Storia e deviarla. Ci siete riusciti? In che misura?
Direi che un po' ci siamo riusciti. Le nostre sono state certo punture di spillo, ma hanno dato fastidio anche agli elefanti corazzati dei regimi dell'est e seminato qualche idea di libertà che in seguito ha dato frutti. In Polonia la nostra falsa Trybuna Ludu che annunciava la fine del comunismo di stato è del giugno 1979, un anno prima di Solidarnosc e della rivolta guidata da Lech Walesa. In Urss, come ho già detto, il regime non è riuscito a resistere a lungo dopo che l'avevamo sbeffeggiato e seppellito satiricamente.

Si può considerare la satira come parafiction? Come una tipologia di finzione che però ha un piede nella realtà e può avere un impatto su di essa?
Certamente. La satira, quella vera, che è del tutto diversa dalla innocua barzelletta, è un racconto immaginario, ma che si intreccia alla realtà, entra nelle sue vene, cambia la circolazione del pensiero che è il sangue delle società e dunque provoca un effetto reale, piccolo o grande che sia.

Riconosce in altri o segue lei stesso questo obiettivo ancora oggi? La satira può avere lo stesso ruolo?
Non credo di essere l'unico, molti narratori, registi, pensatori agiscono cercando di modificare con le loro opere la realtà. In quanto a me non ho mai inseguito un progetto di “carriera professionale”, ma un sogno di cambiamento del mondo, che è stato causa sia di tante difficoltà che di gioie, amori e avventure felici. La satira è uno dei linguaggi che ho praticato in questo senso, uno dei più importanti, ma non il solo, perché ci sono stati anche la scrittura per così dire  “seria” (fino al 1978 ho scritto reportage per il Manifesto e pubblicato libri di saggi politici), e soprattutto il disegno che pratico sin dall'adolescenza per raccontare la realtà in modo fantastico e grottesco. Sono convinto che ogni linguaggio, se usato con intelligenza, può avere un impatto profondo sulla vita concreta delle persone.

Credo che i falsi sapessero anche insegnare ai lettori a distinguere cosa c'è di falso nel vero e cosa c'è di vero nel falso, regalando loro un po' di senso critico. Oggi tutto sembra essere ancora più mescolato e indistinto. Siamo ormai abituati alle notizie più assurde, come si fa a stupirci?
I falsi certamente servivano anche ad avvertire il lettore sulla sua responsabilità nel distinguere il vero dal falso. 'Falsi che dicevano la verità', dissi una volta, o anche 'giornali falsi, ma non bugiardi'. D'altra parte lo stupore deve essere distinto dalla sorpresa. Forse nulla può più sorprenderci, avendone viste tante. Ma non dobbiamo perdere la capacità di stupirci sia della bellezza che dell'orrore del mondo. Lo stupore è un sentimento positivo, così come l'indignazione per il male che l'uomo fa a se stesso e alla natura, quando cede all'egoismo e alla bestialità.

Di cosa si fida ciecamente?
Delle persone buone...

Si fida di me?
Perché non dovrei fidarmi?

 

"Lo Stato si è estinto" falso de la Repubblica, pubblicato su IL MALE n.8 - giugno 1978. Il primo falso giornale realizzato dalla redazione de IL MALE
Falso de la Repubblica
IL MALE n.8 - giugno 1978
Il primo falso giornale
realizzato dalla redazione de IL MALE
LA GRANA PADANA falso-parodia de LA PADANIA pubblicato su IL NUOVO MALE n.6 - aprile 2012. Uno dei nuovi falsi-parodia de IL NUOVO MALE, direttore Vincenzo Sparagna, coordinamento e grafica di Maila Navarra
LA GRANA PADANA
falso-parodia de LA PADANIA
IL NUOVO MALE n.6 - aprile 2012
Uno dei nuovi falsi-parodia de IL NUOVO MALE

 

So che nel corso degli anni siete stati denunciati numerose volte. Qual è la denuncia più strana e/o immeritata da lei ricevuta?
Direi che immeritate sono state tutte le centinaia di denunce ricevute, comprese le tante per oscenità, insulti a capo di stato straniero (barbari dittatori), vilipendio della religione di Stato, rivelazione di numeri telefonici privati (tra gli altri quello di Craxi… per il quale beccai un mese di carcere), ecc. La più strana comunque è stata sicuramente l'accusa di “incitamento al suicidio e all'omicidio” (!?!) per aver pubblicato su Frigidaire un volumetto segreto della Cia dal titolo “Manuale del killer professionista”. Noi mettevamo a nudo l'orrore di quel testo “scolastico”, ma, invece della Cia, che lo utilizzava per addestrare i suoi agenti omicidi, venni denunciato io. Fortunatamente dopo una prima condanna, alla fine venni assolto.

Qual è stata la reazione più assurda a uno dei vostri falsi? La più riuscita o semplicemente la più incredibile...
Reazioni nervose e irritate ce ne sono state molte. Quelle giudiziarie del vecchio trombone Eugenio Scalfari, che ha perso tutte le sue cause contro di noi, o quella un po' comica del direttore del Corriere dello Sport, il defunto Giorgio Tosatti, che sosteneva che noi, falsificando il suo giornaletto, avessimo “offeso lo sport”. Ma la più significativa fu la reazione dei giornali ufficiali russi, la vera Stella Rossa e la Literaturnaja Gazeta, che pubblicarono in milioni di copie durissimi articoli contro di me e contro Frigidaire per aver diffuso nel 1983 in Afghanistan una falsa Stella Rossa che annunciava la fine della guerra e la caduta del regime. Le loro rabbiose smentite degli immaginari ammutinamenti nelle forze armate e delle ribellioni da noi raccontate hanno permesso a milioni di russi di conoscere il contenuto del nostro falso giornale, che in realtà avevamo diffuso solo in poche migliaia di copie clandestine. Con la loro reazione hanno dunque moltiplicato enormemente il nostro messaggio. E siccome normalmente quei giornali di regime dicevano notizie false, molta gente ha creduto che le nostre fossero invece notizie vere e questo ha rafforzato i circoli pacifisti e i dissidenti creando un piccolo effetto valanga.

Mi racconti un aneddoto vero a cui farò fatica a credere.
La mia vita è un po' tutta incredibile. Un aneddoto divertente è certo il modo in cui nel periodo 1986-87 riuscii a rispondere al taglio improvviso dei contributi che lo Stato ci doveva come rimborso per il sovrapprezzo della carta. Si trattava di molte centinaia di milioni che avrebbero coperto ogni nostro debito. La decisione di azzerarli da parte della commissione  editoria presieduta da Giuliano Amato (all'epoca galoppino di Craxi) fu una misura politica violenta e criminale che puntava a farci scomparire. D'altra parte non avevamo modo di ottenere finanziamenti bancari di quella entità. Così mi presentai con la mia tessera di giornalista professionista (purtroppo senza contratto dal 1981, ma questo non lo sapeva nessuno) a una ventina di banche, ogni volta spiegando che avevo bisogno di cinque o dieci milioni per piccole ristrutturazioni di casa o per una vacanza o per una nuova macchina. Riuscii così a ottenere altrettanti piccoli prestiti, che messi insieme ammontavano a quasi duecento milioni di lire. Il problema ovviamente fu che nei cinque anni seguenti dovetti pagare ogni mese decine di piccole rate, cosa tutt'altro che facile, anzi, a volerla dire tutta, un vero incubo. Ma alla fine restituii tutti i soldi e lo stratagemma ci servì a evitare la chiusura di Frigidaire e continuare a pubblicare le cose che tanto davano fastidio a Craxi e compagnia rubando.

Ammiro e invidio la leggerezza con cui avete incassato ogni denuncia e affrontato grandi rischi per liberare e diffondere le vostre idee, la vostra realtà alternativa. La leggerezza si può imparare? La satira si può insegnare?
La leggerezza è indispensabile per affrontare qualsiasi impresa. D'altra parte rischiare la propria vita, quando si ha uno scopo che si pensa nobile, è anche un gioco, una sfida al destino, un affidarsi fiduciosi alla protezione degli Dèi come gli antichi argonauti. Questa leggerezza non si può imparare, nasce dalla sincerità dei propri intenti, forse anche dal carattere, e non deve comunque mai sconfinare nella temerarietà presuntuosa che è propria degli stolti. La satira invece, si può per certi aspetti anche insegnare, ma solo a chi è pronto a liberarsi da pregiudizi e timori reverenziali.

VINCENZO SPARAGNA in un ritratto di ANDREA PAZIENZA, pubblicato su FRIZZER n.4-5, 1985
VINCENZO SPARAGNA in un ritratto di ANDREA PAZIENZA, pubblicato su FRIZZER n.4-5, 1985

L'ammiro anche perché lei è tra le poche persone che dopo quegli anni di movimenti e fermento politico non sono mai scese a compromessi. Frigolandia, fuori o dentro la sua palla di vetro, mi sembra anche un'isola di resistenza. Ma non c'è un rischio nell'isolarsi?
Il rischio c'è sempre, non per una mia/nostra scelta, ma perché i condizionamenti sociali, politici e culturali tendono a frantumare le più solide complicità e disperdere i movimenti più vasti e profondi. D'altra parte il fatto che molti cedano con gli anni per stanchezza, sfiducia o calcolo personale non è un buona ragione per imitarli.

In un'altra intervista lei ha affermato che bisogna “essere fieri del proprio scantinato ma non compiacersi e tentare sempre di misurarsi con quelli del terzo piano, che intanto da lassù riescono a parlare a tutti e ora stanno strillando un sacco di stronzate”. Come si fa a isolarsi senza essere dimenticati? Il linguaggio della satira deve cambiare? In che modo?
Non bisogna aver paura di trovarsi soli, accerchiati e magari dimenticati. La ribellione contro le ingiustizie e le falsità del mondo non è un cammino pavimentato di fiori, ma un sentiero aspro e doloroso. Come diceva il mio professore di lettere al ginnasio, Pasquale Pellettieri, bisogna capire che non siamo noi a traversare la storia, ma le nostre idee. E le idee camminano anche senza di noi. Fu questo che permise a Giordano Bruno di andare serenamente sul rogo, anche se non ne era certo contento... Il terzo piano di cui parlavo è una metafora per indicare il livello della grande comunicazione rispetto all'underground. Quando dico che non bisogna compiacersi del proprio scantinato affermo che bisogna sfidare la grande comunicazione e parlare idealmente a tutti, non solo alla tribù degli scantinati, un atteggiamento questo purtroppo molto diffuso nell'epoca dei blog facili. La satira, come ogni altra forma di comunicazione, deve essere dunque raffinata nei concetti e nelle forme, ma comprensibile anche ai più ignoranti e disinformati. Per questo ho battezzato il nostro Frigidaire “mensile popolare d'élite”.

A proposito di linguaggio, forse questo è uno dei motivi per cui oggi è più difficile che la satira riesca a essere performativa come lo è stata in passato: sembra che la realtà, la stampa ufficiale ad esempio, abbia adottato il vocabolario della satira e sia diventata la parodia di se stessa. Lei ha giustamente detto che Il Lunedì di Repubblica, inventato da Frigidaire nel 1990 come uno dei suoi falsi, dopo essere stato acquistato da La Repubblica, è diventato ancora più falso. Allora come si fa a fare satira su un reale così ibrido? Se il semplice rovesciamento non basta più...
Più si moltiplica il rumore di fondo e meno facile è essere sentiti. Vi è oggi una censura del rumore che sorpassa in efficacia le vecchie censure del silenzio. Ti lasciano dire, ma la tua voce è coperta dalla chiacchiera e dal frastuono, come in quelle sovrapposizioni di voci praticata da alcuni politici in malafede per intorbidare ogni dibattito televisivo. D'altra parte è vero che la realtà ha degli aspetti paradossali che sembrano inventati da un satiro. Per esempio in Indonesia la pena per la masturbazione è la decapitazione. Una cosa che fa accapponare la pelle. Ma la satira può mettere in ridicolo questa cosa pazzesca e dunque farla vedere nella sua mostruosità. E che dire delle incredibili ossessioni genitali dei musulmani? Anche qui siamo al confine tra tragedia e follia. La satira deve passare i limiti, sfidare il senso comune degli indonesiani o dei musulmani, sbeffeggiare l'osceno bordello di puttane vergini che loro chiamano paradiso e per raggiungere il quale giovani maschi frustratissimi si fanno addirittura esplodere. Insomma la realtà è talmente assurda che c'è ancora più bisogno della satira per riderne e dunque cambiarla.

So che ora pubblicate ancora falsi di giornali reali ma anche di giornali inesistenti. Perché? Qual è la differenza? Nel secondo caso non si tratta semplicemente di parodia?
Lo statuto di verità dei giornali oggi è molto diverso da quello che era trenta e più anni fa. C'è internet, c'è una TV invasiva al massimo ecc. Dunque mentre una volta le false notizie su giornali similveri potevano produrre un concreto effetto di verità, oggi la stessa tecnica sarebbe velleitaria. I nostri ultimi falsi sono parodie dichiarate, forme di racconto satirico che giocano con le notizie false per parlare del mondo vero, ma senza sognare un'impossibile interferenza.

Frigidaire, seppur con qualche interruzione, viene pubblicato ormai da più di 30 anni. È stato necessario modificarlo per farlo rinascere e portarlo avanti? Cos'è cambiato praticamente?
Frigidaire ha cominciato a cambiare sin dal numero due e non ha mai smesso fino ad oggi, perché è un'antropologia del presente e dunque le sue forme devono mutare con lo scorrere del tempo e le modifiche che questo comporta nella comunicazione in generale. Per esempio il nostro modo di spettacolarizzare i reportage con il racconto in soggettiva e suggestive fotografie, che ha fatto scuola negli anni '80, oggi, oltre ad essere stato replicato mille volte, è superato dai reportage televisivi, dai video in rete ecc. Lo stesso fumetto, nella relativa eclissi della stampa cartacea, ha meno importanza di un tempo. Mentre la scrittura deve tener conto di una caduta verticale della pazienza del lettore, distratto dal rapido consumo delle notizie nutrite di immagini. Non a caso della rivista oggi sono parte integrante anche le pagine su facebook, il sito www.frigolandia.eu e altre forme di comunicazione dirette e indirette.

 

La copertina di FRIGIDAIRE n.1 - novembre 1980. Frigidaire: rivista rivoluzionaria indipendente di arte, fumetti, racconti, reportage. Direttore Vincenzo Sparagna
FRIGIDAIRE n.1
novembre 1980
La copertina di FRIGIDAIRE n.236 - agosto/settembre 2011: "Legalizzare le droghe". Nuova "Edizione popolare d'élite". Direttore Vincenzo Sparagna, coordinamento e grafica di Maila Navarra
FRIGIDAIRE n.236
"Edizione popolare d'élite" - estate 2011

 

Credo di aver capito che il Male ora si sia sdoppiato. Da una parte il suo Nuovo Male, dall'altra Il Male di Vauro e Vincino.  Se non le dispiace, può spiegarmi com'è successo? Perché? E cosa significa?
Il Male di Vauro e Vincino è stata una stupida operazione commerciale, che ha sprecato in pochi mesi centinaia di migliaia di euro (di un ricco editore) nel vergognoso tentativo di farci sparire dalle edicole. Aperto, una settimana dopo l'uscita del nostro Il Nuovo Male, nell'ottobre 2011, ha chiuso già dall'estate del 2012, perché i suoi padroni non volevano più spendere montagne di soldi per vendere meno copie di noi. Per spiegare questo fenomeno bisogna ricordare che negli anni molti professionisti della satira hanno abbandonato la difficile trincea dell'autonomia. Il mio vecchio amico Vincino ad esempio è oggi un banale redattore de Il Foglio di Ferrara e non è l'unico ad aver scelto soldi e pantofole. In quanto a Vauro fuggì dal Male storico già nel marzo 1978, dopo il numero 3, accusandoci sull'Unità di “estremismo”. Una cosa che continua a nascondere vantandosi in TV di aver fatto Il Male, cosa del tutto falsa. In realtà era un piccolo furbetto quando aveva la tessera del Pci e tale è rimasto anche se ora vive riccamente tra TV, Fatto Quotidiano e Corriere della Sera. Questo buffone ce l'ha con me perché disprezzo il suo segno volgare e sono la prova che non bisogna per forza vendersi per vivere… Il Nuovo Male è naturalmente un'altra cosa, in coerente continuità con Il Male storico, Frigidaire e tutte le nostre imprese autonome.

Frigidaire è una rivista d'arte. Rispetto ad altre riviste satiriche, il Male e Frigidaire sono in gran parte fondate sulla grafica e sul disegno, hanno e hanno avuto come protagonisti alcuni grandi nomi del fumetto ed è evidente a tutti il loro valore artistico. Forse è una domanda stupida, ma perché l'arte? Nel senso, che ruolo ha l'arte in tutto questo? È arte satirica? Arte politica? Arte a servizio della satira? O satira a servizio dell'arte?
L'arte serve sempre solo se stessa e facendo ciò serve tutta l'umanità, perché non può esservi alcun mutamento rivoluzionario del mondo senza una rivoluzione nello stile, un capovolgimento radicale del modo di raccontare la vita in alto e in basso. Noi facciamo solo riviste d'arte, arte satirica e arte in generale, e per questo siamo anche un'impresa politica e ideale.

La Repubblica di Frigolandia ospita anche il museo dell'Arte Maivista, una grande invenzione sua e di Andrea Pazienza. Può spiegarmi qual è il suo significato profondo? Perché anche se si tratta di uno scherzo, di un'idea leggera, questo tipo di leggerezza non è mai frivolo. Qual è la sua importanza?
L'Arte Maivista al principio era la formula brillante inventata da Andrea per definire i miei indefinibili disegni, ma poi, ragionandoci insieme, abbiamo allargato l'idea fino a farne un movimento immaginario e beffardo che raccoglieva tutta l'arte di Frigidaire e per estensione tutta l'arte, che è tale solo se stupisce ogni volta, sorprende, si rivela nuova ad ogni sguardo. L'idea di fondo è che l'arte, oltre a durare nel tempo e traversare le epoche, non si trovi solo nelle gallerie ufficiali o nei musei, ma anche nelle invenzioni minime, apparentemente minori. Vi è cioè un intero territorio dell'immagine, pensiamo all'illustrazione popolare, allo stesso fumetto, alle arti cosiddette minori  e artigianali, che resta nascosto e viene spesso cancellato dalla critica, ma fornisce al gusto un contributo decisivo. Nel Museo dell'Arte Maivista di Frigolandia, il MAM, sono raccolte molte opere degli autori che hanno segnato con il loro stile la storia e il gusto di Frigidaire spesso influenzando l'immaginario contemporaneo non solo in Italia.

Un'ultima domanda di cui probabilmente dovrei conoscere già la risposta: perché Frigidaire si chiama Frigidaire?
L'idea della testata Frigidaire fu di Tamburini, che la intendeva come un armadio in cui poter mettere di tutto. Ma io l'accettai perché pensavo anche al grado zero della scrittura, alla freddezza dello stile, all'azzeramento delle ideologie che era ed è il compito decisivo della comunicazione libera. D'altra parte la parola “frigidaire”, che nel vocabolario italiano significa “frigorifero”, è stata la prima marca dei refrigeratori americani, dunque è una parola che rinvia alla forma merce. E, come scrisse Marx nell'incipit del “Capitale”, “il mondo contemporaneo si presenta come una sterminata distesa di merci”. Non a caso il mio editoriale del n.1 si intitolava “Viaggiare tra le merci”.

Una troupe di SKY ARTE riprende le opere del MUSEO dell'ARTE MAIVISTA a FRIGOLANDIA - febbraio 2016
FRIGOLANDIA: una troupe di SKY ARTE riprende le opere del MUSEO dell'ARTE MAIVISTA

 

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