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[Frigidaire n.3 - Gennaio 1981]

Quali rapporti ha il crimine con la politica? Apparentemente nessuno. Il crimine è una violazione dichiarata di quelle stesse leggi che la politica custodisce e promuove. Eppure non c'è idealista, per quanto ingenuo, che non sappia quanta bella roba ci sia dietro quella fredda distanza concettuale. Non solo perché, come si usa dire, la politica si fonda su un atto "criminale" (il regicidio, la Resistenza, la Rivoluzione); quanto perché il crimine moderno non esiste separato dalla politica. Ne cerca la protezione, almeno quanto la politica cerca la sua spregiudicatezza. La politica è il delitto, esattamente quanto il delitto è politico.
Che cosa conta un politico, mettiamo un ministro, che non sappia - al momento opportuno - far tacere qualcuno, magari un giornalista che lo minaccia o lo ricatta? E che cosa vale un grande criminale, mettiamo un palazzinaro o un banchiere, che non abbia coperture politiche?
Lo scandalo della cosiddetta "questione morale" non è che esistano politici-criminali e criminali-politici, ma che si possa far finta di credere a una criminalità senza politica e a una politica senza crimine (diciamo pure: senza macchia e senza paura).
Usare uomini armati, teste di cuoio o killer professionisti, per raggiungere i propri scopi politici (e/o criminali) non rappresenta l'eccezione, ma la regola nel comportamento sociale.
Quello che la "grande stampa" e la "grande opinione pubblica" vorrebbero presentare come lo "scandalo" è in realtà, da Machiavelli ad Al Capone, la "norma" cui si ispira qualsiasi seria lotta per il potere (per la vita).
Ecco perché appare risibile e ingenua l'illusione di quegli onesti che respingono la "criminalità" in nome della politica, o addirittura respingono la "politica" perché inquinata di criminalità. Costoro sono come quei cittadini che vivono in mezzo alla metropoli, fanno la doccia tutte le mattine, e poi, a sera, dopo il lavoro, sognano la "pace dei campi", i"cibi naturali" e il "buon tempo antico".
Per timore di guardare essi si accecano. E, per timore di vivere consapevolmente, preferiscono lasciarsi morire lentamente, dolcemente, siano o no, in cuor loro, figli dei fiori, delle farfalle o della mamma.
Ma certo egualmente sciocchi sono quelli che - prendendo alla lettera "politica" e "criminalità" - si danno da fare per mostrarsi moderni, e racchiudono la loro idea della forza in un qualche modesto deposito d'armi (o di discorsi).
Ne ammazza più l'idiozia che la morte stessa.
Per questo è meglio riflettere bene sulla domanda di quel furbacchione di Malcom Mc Laren: chi ha ucciso Bambi?
Infatti, probabilmente, Bambi è ancora vivo.

Immagine di copertina tratta da una foto di Roberto Carra.

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