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[Frigidaire n.71 - Ottobre 1986]

Oltre la commedia della vita, il "sueño" di cui parlava Lope De Vega, ce n'è un'altra che ne è il raddoppiamento esasperato: la commedia dell'informazione. L'autore è sconosciuto, i registi si confondono con gli attori, il pubblico siede in scena e si guarda come in uno specchio. Luci, battute, sfondi possono variare più che a Broadway, i personaggi sono illimitati più che nei kolossal di Cecil B. De Mille, eppure il copione sembra ripetersi noiosamente, le trovate si rassomigliano tutte, il tono della rappresentazione si conserva assurdamente falso, eternamente clamoroso e inutile allo stesso tempo.
La commedia dell'informazione, a differenza dell'altra, non prevede alcun finale, ma a nessuno importa. La recita alimenta se stessa indipendentemente da qualunque trama, le cose dette nel primo atto possono essere smentite nel terzo, riconfermate nel quindicesimo, smentite nuovamente nel ventesimo e così via. Personaggi morti recitano come se fossero vivi, personaggi vivi vengono considerati morti. La commedia si basa su un gran numero di effetti speciali, quali neppure Spielberg si è mai potuto permettere.
Il successo in ogni caso è assicurato da una paroletta inglese: "news". Le "news" sono la sostanza, l'idolo, l'alfa e l'omega della commedia. Chi ha molte "news" è ricco, chi ne ha poche è povero.
Tutto si può tradurre in "news". Morti, malattie, matrimoni, amori e tragedie, denaro e violenza, guerre e vacanze: niente sfugge agli imbalsamatori di "news". Le nostre stesse persone in carne e ossa diventano qualche volta semplici "news".
D'altra parte ci sono notizie-bomba e bombe che non fanno notizia. Il valore esplosivo, l'importanza delle "news", è quasi sempre arbitrario. Il colore dei capelli di un attore può essere più interessante di un terremoto a Città del Messico, l'invenzione di un nuovo deodorante più clamorosa della scoperta di una stella nova.
Ovviamente la commedia coinvolge tanti di quei personaggi, tante di quelle situazioni che è impossibile seguirli tutti. La quantità di "news" è tale che nemmeno un gigantesco computer le potrebbe registrare, figuriamoci un modesto cervello umano... Le statistiche rilevano che su quattro miliardi di abitanti della terra solo un miliardo è vagamente informato, ma sempre troppo poco. Non solo la gente "comune", ma anche gli addetti al teatro, i cosiddetti professionisti delle "news", sanno poco o nulla. Conoscevo uno "specialista" che impiegava tre/quattro ore della sua mattinata nello studio accuratissimo di tutti i quotidiani, eppure riusciva a malapena a conoscere le "news" che riguardavano il torneo femminile di basket. Come Dapporto ha le sue barzellette, così i giornalisti hanno la loro collezione di "news". Ma ogni collezione non è che un microscopico frammento di un "tutto" infinitamente grande, tanto da essere invisibile.
Parafrasando Marx si potrebbe dire che il mondo è una immensa distesa di "news". E, come le merci, anche le "news" sono opache. Esse nascondono più che rivelare. Chiunque si trovi ad essere per qualche tempo ridotto a una "news", sa che vi è una bella differenza tra la concretezza del vivere e questa sua originalissima rappresentazione. L'inganno è alla base della stessa verità delle "news", che tuttavia, per lo più, sono decisamente false.
La vanità delle "news", la loro "opacità" è direttamente proporzionale all'inesistenza del loro intreccio. Per giunta il loro ritmo di invecchiamento è spaventosamente rapido. Se ci distraiamo un attimo dallo spettacolo, volgendoci per un po' su noi stessi, l'intero universo che aveva occupato la nostra mente fino ad allora svanisce senza lasciare tracce. Le "news" più solide, più costruite, più eterne vengono sostituite continuamente da "news" più giovani e fresche. Ogni secondo, milioni di nuove "news" scacciano le anziane. Il ritmo delle telescriventi è infinitamente più veloce di quello delle mitragliatrici a tiro rapido.
Anche noi di Frigidaire, pur avendo in antipatia la commedia, siamo fatti di "news", ci scivoliamo sopra come sul sapone, ne veniamo catturati. Vorremmo evadere da questa rappresentazione, ma ne facciamo parte nostro malgrado. Come l'imputato del processo di Kafka sappiamo di essere sotto inchiesta, ma non sappiamo né chi sia il giudice, né quale sia l'accusa, ed anche l'inchiesta non è poi così sicura.
Forse l'unica anti-notizia vera è l'oblio delle "news". Forse dovremmo lasciarci incantare dal silenzio. Forse l'informazione reale implica la fine dell'illusione di essere informati...
Se non altro questa possibilità è una speranza. Ma, conoscendo il carattere della gente e l'umana debolezza, si potrebbe quasi giurare che anche la speranza è un ingrediente della commedia.
Punto e a capo dunque. E così sia.

Immagine di copertina: Gabriella Giandelli.

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