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[Frigidaire n.112 - Marzo 1990]

Il 1989 si è concluso con uno dei più spettacolari rivolgimenti politici e sociali della storia contemporanea.
In una sola notte, si potrebbe dire, i regimi dell'est, il mito del socialismo reale, la sacralità dei "padri del marxismo-leninismo", tutto è crollato come un castello di carte. Enormi energie di liberazione sono in spontaneo movimento su un fronte geografico e culturale vasto quanto l'Europa stessa. L'est contagia l'ovest, se ne incanta, lo imita, lo modifica. Non resistono neppure le vestigia del vecchio "stato socialista", e questo produce finalmente la possibilità di un nuovo radicalismo cosmopolita, fuori delle micidiali gabbie ideologiche delle vecchie Nomenklature privilegiate.
Lo schema oppositivo di Yalta, il principio basilare della repressione interna ai due sistemi, cioè il confronto/scontro tra est e ovest è finito. L'est si arrende allo strapotere economico dell'ovest, accetta la propria condizione minorata sul piano militare, politico, culturale, economico.
Si riconosce "secondo mondo" e chiede aiuti al "primo mondo", ai paesi davvero "sviluppati": Usa, Repubblica Federale di Germania, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Italia, Canada... il nord ricco e armato fino ai denti.
Agli osservatori interessati e ciechi che guidano il listino-opinioni del nostro sistema mediatico, questo mutamento radicale ha infiammato gli occhi.
Molti vi hanno letto la disfatta del comunismo, la vittoria del capitalismo. Altri - tra cui gli ex (presunti) comunisti italiani - si sono visti incoraggiati a bruciare completamente i legami con l'ingombrante e certo un po' cupa eredità spirituale della terza internazionale. Ma avendo come orizzonte un incerto, incauto ritorno alla "famiglia socialdemocratica" che - poverina - non è mai esistita.
E' stupefacente non tanto la pur straordinaria sequenza degli eventi, quanto la incredibile stupidità con cui vengono giudicati e "incasellati" nella cronaca/storia che ci viene propinata tutti i giorni.
Notate un po'. A est, per lunghi anni, dittatori feroci, sostenuti da burocrazie fameliche e ignoranti, si ammantano di una bizzarra derivazione ideologica del marxismo, il "marxismo-leninismo" inventato da Stalin, per giustificare le proprie ruberie e il proprio ruolo di gendarmi del capitale (statalizzato) contro qualsiasi altra classe, bottegai compresi.
In occidente tutto ciò, grazie alla sapiente o imbecille regia di troppi "intellettuali" di governo e, soprattutto, d'"opposizione", passa per "costruzione del socialismo", né più, né meno di quanto sostenesse Stalin medesimo.
Su questa presunta "costruzione del socialismo", per decenni, ognuno la spara più grossa di altri.
Ai "comunisti" essa sembra dapprima un sogno, poi una bella realtà da correggere lievemente, infine una realtà da commiserare, poi un incubo.
Il "mondo socialista" fa per decenni congressi in cui tutti si baciano, si chiamano "compagno" e si danno gran pacche sulle spalle.
Piccoli, isolati, perseguitati da destra e da sinistra come pericolosi provocatori, pochissimi osano suggerire che si tratta solo di nuove forme di accumulazione capitalistica, gestite da uno Stato di proprietari/burocrati.
Ma purtroppo la cronaca si fa storia, il socialismo immaginario di Stalin diventa "socialismo reale", per distinguerlo da qualsiasi altro socialismo immaginabile.
Ma il cosiddetto "sistema" socialista è in realtà un capitalismo truccato, cosicché alla fine è costretto a gettare la maschera. Sfruttata l'economia bellica come leva per il supersfruttamento di ogni risorsa disponibile si ritrova ad aver accumulato il più poderoso armamento pesante della storia umana, per poi essere in ritardo sulle tecnologie missilistiche e sulla guerra computerizzata. E un immenso ritardo sulla circolazione delle merci, con un mercato di beni di consumo scombinato e fatto a pezzi dalle "elites" dominanti, in funzione dell'assurdo sistema di pseudo programmazione che risponde al nome di "piano socialista".
La sconfitta sovietica in Afghanistan, replay aggravato della sconfitta americana in Vietnam, finisce per produrre un capovolgimento radicale, una resa alla realtà.
Il crollo del "socialismo reale" è dunque l'appuntamento inevitabile del capitalismo dell'est, statale, arretrato, disinformato, con quello dell'ovest, intelligentemente misto, avanzato, ipercomputerizzato. La speranza di milioni di persone è oggi, anche a est, di fare come in occidente. Di avere televisori, frigoriferi, lavatrici, macchine, tanta pubblicità ecc. Di vedere film porno e leggere le cose che più gli piacciono. Di avere un po' di soldi propri, di tempo libero, di vita... Tutte ottime cose.
L'invito a cena prevede infatti sempre la cena. Ma poi? Chi altri può sedersi a tavola senza che la rivoluzione "anti-socialismo reale" dell'est diventi altro? Che succede ai 600 milioni di africani poveri, ai due miliardi di orientali con gli occhi a mandorla? E, dopo la cena, cos'altro vorranno interi popoli invitati a un banchetto perpetuo immaginario?
Caduto il muro, caduto il velo che impediva di vedere, oltre la falsa alternativa "capitalismo/socialismo", oggi il mondo si apre come una conchiglia agli occhi di tutti.
La vittoria di Das Kapital rassomiglia dunque a un'ultima cena a Berlino, prima del necessario funerale di questo sistema di sfracelli. Ma è un processo drammatico la cui conclusione si avrà solo quando saranno cambiati i rapporti tra le genti in tutto il pianeta, oggi governato da un singolare dispositivo di "apartheid universale" che esclude i quattro quinti del pianeta da ogni decisione sul proprio destino. Forse è giunta l'ora di capire che l'intero Nord del mondo non è altro che una Johannesburg bianca assediata da miliardi di neri. E che, al di là di ogni artificio, il potere dei "nostri" De Klerk (i Bush, i Kohl, gli Andreotti ecc.) è all'ultimo round. La democrazia planetaria, come la vittoria dell'African National Congress di Nelson Mandela, si avvicina.

Immagine di copertina: disegno di Scozzari su foto esotica.

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