| di Vincenzo Sparagna -
22-07-2026
Il presente è sempre in fuga, in un lampo è già quel futuro che pensavamo lontano, ma svanisce all’istante come un fantasma inafferrabile e diventa subito passato. Questa velocità del tempo, dimensione impalpabile dell’essere, ci inganna, gioca con noi come un abile illusionista. Abbiamo l’impressione di stare fermi eppure viviamo immersi in una corsa infinita, lo spazio, le cose, la vita ci passano davanti come le piccole stazioni intraviste dal finestrino di un treno che non si ferma. Oggi tutti sono ossessionati dall’idea di “non perdere tempo”. Dimenticano purtroppo che il tempo così disprezzato è una dimensione divina. Nella Genesi rivela la sua essenza eterna in quel settimo giorno, quando il Creatore “si riposò”. Quel “riposo” è un insegnamento e un ammonimento, è il momento in cui possiamo fermarci affinché la corsa della vita lasci spazio alla meditazione, al pensiero, ovvero alla ragione. Purtroppo nel mondo contemporaneo il “settimo giorno” nella sua essenza è completamente stravolto. La cinetica ossessiva, la bulimica fame di profitto e di consumo si è dilatata, una invisibile malattia che cancella il pensiero e la sua potenziale eternità. Non a caso vi è una crisi profonda della fede, nell’occidente distratto e secolarizzato, come nell’oriente islamico, avvelenato da un fanatismo che, sia nello scintillante universo sunnita dei petrodollari che nel cupo inferno neomedioevale sciita, tradisce la sua stessa antica saggezza e riduce l’umanità a un gregge bestiale. La conseguenza è una inarrestabile crisi della ragione, il cui sonno, come ci ricordano le meravigliose incisioni di Francisco Goya, genera sempre nuovi mostri. Così, proprio nell’epoca del suo massimo sviluppo scientifico e tecnologico l’umanità Leggi Tutto |
| di Vincenzo Sparagna -
22-04-2026
Venti anni fa, firmai con il Comune di Giano dell’Umbria, come Presidente di Frigolandia, il contratto che ci affidava – a pagamento - gli edifici e il parco del complesso La Colonia. Al documento aggiungemmo, come sua parte integrante, il progetto che volevamo realizzare, cioè FRIGOLANDIA, Città Immaginaria dell’Arte Maivista e Prima Repubblica Marinara di Montagna. L’accordo si basava su un bando pubblico del Comune andato già più volte deserto. Il luogo era abbandonato dagli anni ‘70, salvo una parentesi di pochi mesi nel 1999, quando, appena malrestaurata con i soldi post/terremoto del 1997, fu gestito da un gruppo locale che voleva farne un Centro Trekking. Da allora erano passati altri sei anni di nulla ed era assai malridotto, muri sporchi, imbrattati di oscenità e svastiche, ambienti umidi e vuoti, uccelli morti sui pavimenti. Lo stesso parco era una discarica di vetri rotti, bottiglie, siringhe, sporcizia. Uno degli edifici, l’attuale Casa Rosada (oggi una sala con un bel camino, un soppalco in legno, cucina e bagno) non aveva né tetto, né pavimento con infissi in condizioni pietose. Anche la Casa degli Oblò era un unico, freddo stanzone, mentre ora conta tre camere, bagni, docce e una spaziosa cucina. L’edificio principale, Museo e redazione di Frigidaire, sembrava meglio conservato, ma nascondeva l’orribile segreto di un tetto senza guaina da cui filtrava acqua con impietosa regolarità. Non sto a dire quanti eroici volontari hanno trasformato quel luogo nella Frigolandia di oggi. Tra loro, sin dai primi giorni, il compagno e fraterno amico napoletano Gaetano La Rocca, il disegnatore Saverio Montella, i minturnesi Gianni Albanese e Pasquale Cardillo, detto Mostro per la forza straordinaria, i marchigiani Roberto Simoni e Samuele Cotichini, il pittore Aldo Cappellini, fantasioso decoratore degli esterni, l’impagabile Luciano Biscarini, fondatore dell’Akkademia Cafchiana di Foligno Leggi Tutto |